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Quanto conviene dotarsi di un'audioguida?

Qualunque sia la propria posizione sulle tecniche di gestione museale, non si può negare che la visita classica a un museo si fondi ancora oggi sul piacere percepito della diretta presenza delle… Muse.

Il visitatore usa il proprio corpo per girare tra sale a ambienti, finemente attrezzati, con lo sguardo perso nella bellezza e nello stupore.

Pur ben conscio del senso di responsabilità che induce i dirigenti a dedicarsi alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale a loro affidato, mi stupisce sempre come da un’idea classica di visita al Museo (passeggiata e osservazione silenziosa ed estatica) si salti direttamente a considerare e offrire ai visitatori modalità iper-tecnologiche, certamente attraenti, ma che attentano direttamente ai concetti stessi di visita, di visitatore, di spazio fisico, di fruizione… fruttuosa del patrimonio.

I canali mediali ricettivi di un visitatore al museo sono dominii funzionali ma naturalmente separati, ai quali occorre offrire separate tracce di intrattenimento e spunti educativi.

Sono sufficienti poche informazioni per fare la differenza tra una visita incompleta e una visita soddisfacente. Ma in un museo non si dovrebbe leggere, perché non si può leggere dove si è costretti a camminare e soprattutto dove si desidera osservare in una estasi.

La tendenza frettolosa di molte dirigenze a interpretare – per esempio – il virtuale in sostituzione del multi-mediale è sempre un grave errore. I due termini non sono intercambiabili. Un tale approccio non solo avvelena l’arena, deprezza opere, oste e ospiti ma soprattutto priva la dirigenza stessa di un’opportunità di crescita commerciale, di valorizzazione del patrimonio e del proprio operato e di reinvestimento.

La mancanza endemica di audio-guide nella maggioranza dei Musei italiani fa venire in mente l’immagine assurda di migliaia di ristoranti di altissimo livello, dove però non vengano serviti liquidi di nessun tipo.

Proibendo, di fatto, la traccia audio-narrativa a visitatori interessati alla storia e ai suoi dettagli, si perpetra una fondamentale e rude mancanza, nei confronti dell’essere umano in quanto tale.

Saltare il problema audio-guida, sperando in - o proponendo - modalità e tecnologie avanzate di fruizione, è come mettere un grande schermo televisivo in tutti quei ristoranti stellati dove però si continua a non offrire acqua o vini, in barba agli squisitissimi piatti in menu.

Che un Museo sia grande o piccolo, dunque, o che si diriga un diverso tipo di attrazione monumentale a vocazione turistica, le responsabilità e le spese in gioco – si sa – sono sempre ingenti.

Le audio guide museali soffrono forse di una storia tecnologica difficile, percepita come molto costosa, ma non vi è altro, ancora oggi, che possa incrementare gli introiti al botteghino meglio di esse, senza snaturare il Museo e soddisfacendo la naturale sete di conoscenza dei visitatori.

Probabilmente molti dirigenti museali non sono al corrente di quanto convenga, e di quanto poco costi oggigiorno, dotare il proprio museo di un’audioguida.

Con questo tool online, basterà rispondere anonimamente a un paio di domande, poi ci sarà solo da discutere di come riutilizzare i proventi dell’audioguida: nuove assunzioni? Mostre straordinarie? Ristrutturazione di ambienti?